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Vorresti sapere come fare dormire tutta la notte un bambino?
I bambini è come se avessero i tergicristalli sempre attivi sugli occhi…

Per il bambino il parto è uno stress.

Come fare dormire tutta la notte un bambinoPer il bambino il parto è uno stress.
Nel giro di pochi minuti deve passare da una temperatura di 37 gradi ad una di 24°, da una respirazione placentare ad una polmonare. Per uscire viene spremuto attraverso il canale vaginale con un meccanismo simile a quello di quando strizziamo una spugna. Appena fuori il piccolo, che per mesi è stato contenuto dall’utero, si trova con i piedini nello spazio e arriva la disperazione, il pianto…ma appena la mamma lo prende in braccio tutto si calma e inizia un processo chiamato INNAMORAMENTO..
Nessuna neomamma può dire di essere “preparata” a quello che sta per accadere di nuovo: non importa quanti libri hai letto e quanti genitori con bambini piccoli hai frequentato, quando capita a te sarà sempre qualcosa di inaspettato e travolgente. Essere informati e sapere cosa aspettarsi è sempre un’ottima cosa!

L’ansia da dimissione è quel momento di ansia paralizzante che ti colpisce non appena, firmati i fogli della dimissione e preparata la valigia, le porte dell’ospedale si chiudono e vedi le infermiere farti ciao ciao con la manina. Ora siete soli. Due persone che sanno a malapena cambiare un pannolino. Com’è possibile che vi stanno veramente permettendo di portare a casa un bambino?
Per un bambino è importante sapere cosa aspettarsi ora per ora della giornata, per stare sereno e tranquillo..
Se non sai come gestire la quotidianità chiamami e ne parleremo dettagliatamente..
La prima domanda che le mamme mi fanno è : come fare dormire tutta la notte un bambino?
Beh è un percorso semplice se gli step vengono eseguiti nel modo giusto…

Ma allora come fare dormire tutta la notte un bambino?

I nostri orologi biologici sono impostati su formato 24 ore e seguono il sole. I  bambini sono particolarmente sensibili al loro corso.
Qual è il compito dei genitori in questo periodo❓innanzitutto hanno molto da imparare, soprattutto come fare dormire tutta la notte un bambino, per poter sopravvivere e per poter eventualmente rientrare a lavoro in maniera serena…

Puoi tenere un diario di tutti gli eventi che si verificano durante il giorno. In questa fase, il diario ti aiuterà ad analizzare correttamente con Tata Pia la tua giornata e ad osservare la formazione della routine, soprattutto se si vuole avere un risultato ottimale su come fare dormire tutta la notte un bambino…

Se riesci a superare la stanchezza dei primi 20-30 gg dopo il parto, verrai comunque quasi sicuramente colpita da un altro tipico sintomo post partum, ed è quello che ti spinge a cullare e dondolare qualsiasi cosa ti capiti tra le mani quando il bambino non c’è. Culli il carrello vuoto del supermercato, la tua borsetta e, soprattutto se sei abituata a portare il bambino nella fascia, dondoli e saltelli in qualunque situazione.

Dopo qualche settimana in totale simbiosi con il bebè, inizi a sognare di fare qualcosa da sola. Magari andare dal parrucchiere, bere il caffè con un’amica, fare una nuotata in piscina. Così ingaggi una nonna, un’amica o una babysitter; per le ore precedenti pregusti il momento in cui ti prenderai la tua ora d’aria, ti prepari con più accuratezza del solito (ci vuole poco) e quando arriva il momento… non ce la fai. Proprio no. La neomamma in preda all’ansia da separazione, forse, facendosi violenza, potrebbe anche riuscire a portare il suo corpo fuori dalla stanza, ma con ogni probabilità chiamerà la babysitter ogni 10 minuti, col risultato che il bambino lasciato incustodito si spiaccicherà per terra dalla sdraietta e lei potrà dire “la babysitter è inaffidabile, non mi posso assentare.”

‌Devi trovare il tempo necessario per stare meglio con te stessa, per tirare fuori la donna che hai nascosto sotto il ruolo di madre. Decidere di ritagliarsi del tempo per sè stesse non significa trascurare il proprio bambino o essere una pessima madre, significa amarlo a tal punto da prendersi cura prima di sé stesse per poi dare il meglio a lui !ti faccio una semplice domanda: se tu dovessi lasciare per un’ora il tuo bambino lo lasceresti a una mamma stanca,con occhiaie e volto spento o lo lasceresti a una donna giovane,piena di energie, ben curata, io credo che la risposta a questa domanda sia scontata!Prenderti cura di te stessa non dovrebbe essere un’eccezione ma una REGOLA, tu vieni prima di tutto,ricordatelo sempre!

Come ottenere una consulenza sul sonno del bambino. Ti insegnerò a comprendere come funziona il sonno del tuo bambino.

Il lavoro di genitore è il più difficile..

Richiede pazienza, costanza, fiducia in noi e nei figli e la capacità di resistere alle apparenti sconfitte. E anche la consapevolezza che i nostri bambini sono degli specchi che riflettono i genitori, nel bene e nel male; ho detto “è difficile” perché ho notato quanto sia molto più facile per i genitori dare la colpa alla scuola, alle cattive compagnie, ai nonni, al trisavolo che non aveva tutte le rotelle a posto…per come la vedo io sono scuse. Un bambino si forma sull’esempio che gli danno i suoi genitori, anche se questi non ne sono coscienti. Guardando come si comporta un bambino puoi capire tantissimo dei suoi genitori e sopratutto che ognuno è genitore in base alla sua esperienza, cioè a come è stato cresciuto. Io ho avuto un papà che è stato molto presente, che non ha mai mollato un ceffone ma che riusciva comunque a ottenere la nostra attenzione con lo sguardo (e di no da lui me ne ricordo pochi, quella dei no era mia mamma)…però è stato il papà delle favole lette sul divano, il papà che mi lasciava usare come lui martello e chiodi durante il bricolage del fine settimana, che mi insegnava a giocare a carte e poi mi passava gli assi di nascosto per farmi vincere…Ecco, penso sia questo il punto centrale, l’amore e l’affetto e sopratutto mostrarli, non è una debolezza, è un segno di forza.

I nostri figli hanno bisogno essenzialmente di amore, di affetto, di sapere che sono importanti per noi e che quindi possono permettere a se stessi di volersi bene. E così anche il “no” che ogni tanto va detto, diventa solo una parte di un cammino da fare insieme, non una valanga che potrebbe travolgerli

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